Ritorno ad Arusha

Ritorno ad Arusha

Dopo mesi di attesa finalmente sono tornata ad Arusha ed è stata un’emozione fortissima. A gennaio ero rientrata in Italia contando di passare la Pasqua in Tanzania, poi è arrivato l’inimmaginabile. Il virus, il lockdown, il disastro mondiale. Le certezze si sono incrinate e le conseguenze sono note.

Nana Nane

Ingresso Nane Nane

Io amo moltissimo stare ad Arusha, mi sento a casa. Appena uscita dall’aeroporto ho ritrovato odori caratteristici e spazi conosciuti. Una sensazione entusiasmante. Questo posto mi rigenera, tira fuori il meglio che c’è dentro di me.

Dopo una giornata di riposo ci siamo buttati per le strade della città. Ho voluto girarla tutta: troppa nostalgia mi ha accompagnata nei mesi di lontananza.

Sono arrivata in tempo per il Nane Nane, la festa dell’agricoltura che tutti gli anni richiama migliaia di visitatori. ‘Nane’ in swahili significa 8 e tutti gli anni, l’otto di agosto, si svolge questa importante manifestazione che premia i prodotti agricoli e gli agricoltori che sono uno degli importanti sostegni dell’economia del paese.

Il clima è fresco, freddo in alcuni momenti della giornata, soprattutto la sera, quando un golf di lana o una giacca non sono assolutamente di troppo.

Tutto è rimasto uguale a come l’ho lasciato: le strade alberate, i bodaboda, i Maasai che camminano instancabili per le strade e le signore che portano fascine d’erba sulla testa. Dovranno accendere un fuoco? O dare da mangiare agli animali? Non so, ma mi rassicura vedere che tutto scorre come al solito.

Il pranzo in un tipico ristorante tanzaniano ci ha regalato uno squisito pollo alla cipolla e una capra alla griglia. Seduti su comodi divani abbiamo apprezzato ogni singolo boccone.

Il resto verrà giorno per giorno, tra la vita quotidiana e le escursioni nei dintorni, ma di questo vi parlerò nei prossimi articoli. Per adesso mi godo il ritorno.😊😊😍😍

La storia di Arusha