MINI SAFARI SERENGETI

MINI SAFARI SERENGETI

 

Un mini safari è adatto a chi vuole avere anche il tempo per rilassarsi qualche giorno nelle splendide isole degli arcipelaghi tanzaniani. È adatto a chi teme che i game drive siano molto pesanti e vuole fare le cose con calma. È adatto a chi visita la Tanzania per la prima volta e vuole avere un ‘assaggio’ di che cosa significhi fare un safari in savana. Questo safari si concentra sul parco più iconico, il Serengeti, con due giorni da fiaba tra acacie, animali straordinari e spazi immensi.

PROGRAMMA DI VIAGGIO

GIORNO 1 KIA-ARUSHA Incontro con la guida all’Aeroporto Internazionale del Kilimanjaro (KIA) e trasferimento ad Arusha. Cena e pernottamento in città.
GIORNO 2 SERENGETI-GOLE DI OLDUVAI Partenza per il Parco Nazionale Serengeti via Ngorongoro con una sosta alle Gole di Olduvai. Game drive. Cena e pernottamento nel parco.
GIORNO 3 SERENGETI Intera giornata in Serengeti con game drive al mattino e al pomeriggio. Cena e pernottamento nel parco.
GIORNO 4 RITORNO A ARUSHA Rientro ad Arusha con il pranzo al sacco o in un ristorante tipico. Trasferimento all’Aeroporto Internazionale del Kilimanjaro (KIA) per il volo internazionale di ritorno. Fine dei servizi

 

 

Elefanti in cammino

GIORNO DI ARRIVO

Il safari inizia all’Aeroporto Internazionale del Kilimanjaro (KIA) dove si incontra la guida che resterà in nostra compagnia per tutto il viaggio e che vi accoglierà con uno squillante jambo! È il saluto speciale per voi, gli ospiti, seguito da karibu Tanzania, ‘benvenuto in Tanzania’. L’accoglienza è molto importante per i tanzaniani e voi siete davvero i benvenuti. Dal Kia si viene portati in auto alla città di Arusha, capitale indiscussa dei safari in Tanzania. La strada è buona, asfaltata, e il tragitto dura all’incirca 45 minuti. Arusha sorge a circa 1.400 metri di altitudine, sulle pendici del Monte Meru che svetta nel parco nazionale che prende il nome dalla città e il clima è mite tutto l’anno. Se il volo è arrivato in tarda mattinata o nel primo pomeriggio si può prevedere di fare un giro della città, di mangiare in un ristorante tipico, di ambientarsi al clima e al paesaggio africani.

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Karibu Tanzania

Benvenuto in Tanzania

 

Le nostre jeep

LA STRADA VERSO IL SERENGETI

Si parte presto, subito dopo colazione, poiché il tragitto verso il Serengeti è lungo, circa 335 km. Il tempo trascorso in auto può diventare un’opportunità per soddisfare la curiosità di occhi che arrivano da mondi diversi. Si passa attraverso i villaggi, alcuni più importanti, altri piccini. Dal Land Cruiser si vede la parte che viene attraversata dalla strada principale, ottima per farsi un’idea. Le case sono sparse qua e là: a volte sono belle abitazioni cintate con giardino, a volte sono molto più modeste con tetto in lamiera, ma comunque tipiche della realtà tanzaniana. Lungo la strada principale si ammassano anche i bar e i ristoranti frequentati dai tanzaniani e dove si trovano spesso specialità squisite, i distributori di benzina, i fundi, meccanici, e i venditori ambulanti di frutta e verdura che offrono le loro squisitezze ai viaggiatori in transito insieme alle signore Maasai che spesso presentano i loro elaborati gioielli di perline fatti rigorosamente a mano e caratteristici della loro tribù. Tra questi villaggi ce ne sono due particolarmente importanti, Mto Wa Mbu e Karatu. Sono quelli agli snodi per raggiungere i vari parchi del cosiddetto Circuito del Nord. A Mto Wa Mbu si può dormire se si è diretti in Manyara e Tarangire. A Karatu di solito pernottano i visitatori di Ngorongoro.

TRANSITO DA NGORONGORO PER RAGGIUNGERE IL SERENGETI

Per poter raggiungere il Serengeti è necessario passare attraverso l’Area di Conservazione di Ngorongoro. Quando si arriva al cancello di ingresso, dopo aver mostrato i documenti, si entra e si comincia a salire per una strada ripida e costeggiata da piante. È bellissimo quando si riesce a scorgere lo strapiombo. Ad un certo punto si arriva ad uno spiazzo con un piccolo monumento e una grande terrazza, il Crater View Point. Normalmente c’è vento e la temperatura può essere piuttosto fredda. La ringhiera della terrazza si affaccia sul cratere di Ngorongoro e una foto ricordo è un must per tutti. Nel tragitto verso il Serengeti, o al ritorno, di solito si fa una sosta alle Gole di Olduvai, importante sito archeologico in cui sono stati trovati resti di ominidi e uomini primitivi di varie epoche della preistoria, considerato la ‘culla dell’umanità’. Un’esperienza unica per l’atmosfera che si respira in questo luogo incantato dove i primi ominidi hanno deciso di stabilirsi. Una sorta di ‘ritorno alle origini’ per tutti noi, un modo delicato e addirittura romantico di metterci in contatto con le nostre radici. Una guida Maasai, sulla terrazza che sovrasta le gole, spiega tutta la storia di questo luogo incantato e un museo con informazioni , reperti e calchi, recentemente ristrutturato, completa la visita.

Il cratere Ngorongoro

 

PRIMO GIORNO IN SERENGETI

Il primo contatto con il Serengeti sono le pianure meridionali e si comincia il game drive nel parco. Condensare in poche righe un game drive in Serengeti non è possibile, ma è certo che questo parco offre meraviglie. Il Serengeti non è solo uno dei luoghi più famosi e descritti del pianeta, è anche e soprattutto un luogo magico. Per questo motivo non è sufficiente portare l’attrezzatura per riportare a casa ricordi di momenti esaltanti, ma bisogna portarci il cuore e viverlo con il nostro lato affettivo. Solo così si potrà veramente condividere la magia di questo parco. Passare uno dei gate di ingresso è come tornare bambini e aspettare la favola della buonanotte, quella favola che rimarrà con noi per sempre, quella che tocca le corde della nostra sensibilità in modo indelebile. In Serengeti ci sono tutti e cinque i big five, leone, leopardo, elefante, bufalo e rinoceronte, ma anche gazzelle e antilopi, iene, sciacalli, elefanti, giraffe, ippopotami. Insomma, proprio tutta la migliore fauna che solo l’Africa può vantare. Un gruppo di impala che bruca e scappa non appena la macchina si avvicina troppo è un classico, come i gruppi di leoni accovacciati sotto l’ombra di un albero mentre il loro sguardo si occupa di noi quasi senza interesse, in modo fugace. Non per niente viene definito un pride di leoni. Nulla li scalfisce. Un ghepardo nascosto tra l’erba alta in cerca di prede o solo l’orma dello stesso ghepardo impressa nella terra che testimonia il suo passaggio qualche istante prima sono emozioni forti. E poi una coppia di timidi dik dik che scrutano per vedere se arriva qualche predatore o un elefante solitario che lentamente si avvia per la sua strada incurante di attraversare in mezzo alle jeep piene di persone in estasi. Lui e la sua mole se lo possono permettere e magari poco più in là, appena girato l’angolo, una tenera giraffa sta mangiando le foglie dei rami più alti di un’acacia, quelle più gustose, quelle che solo a loro è concesso di raggiungere con il loro incredibile collo che sembra sfidare le leggi della fisica. È impressionante davvero. Le foto che si scattano qui rimangono ad imperituro ricordo di un viaggio incredibile. Mentre il pranzo si consuma di solito al sacco per non perdere neanche un istante di savana, la cena si svolge nella tenda centrale del campo, insieme agli altri ospiti, ma prima c’è il tempo per un sundowner al tramonto avvolti da un’atmosfera romantica quasi surreale. Si può stare da soli e godersi il panorama mozzafiato o condividere l’esperienza con gli altri ospiti, seduti a cerchio intorno al fuoco mentre il sole scende facendo da sfondo alla savana con la sua immensa forma fiammeggiante. La notte si trascorre in tenda, una bellissima tenda dotata di tutti i comfort, tra i rumori della savana e degli animali di passaggio. Spesso gli ungulati si fanno sentire e le iene si aggirano furtive in cerca di qualche avanzo. Il coprifuoco è legato alla luce: dopo il tramonto si può uscire dalla propria tenda solo se scortati da un guerriero Maasai per questioni di sicurezza. I Maasai sono straordinari e vegliano tutta la notte per proteggere campo.

 

 

SECONDO GIORNO IN SERENGETI

Il Serengeti è immenso, quasi 15.000 kmq ed è, a ragione, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Il parco viene diviso in quattro zone, ciascuna delle quali con caratteristiche proprie: il Nord, la Valle del Seronera, il Western Corridor e il Sud. Diversi fiumi scorrono al suo interno come il fiume Seronera, ma i due principali sono il Mara a nord e il Grumeti a ovest, quelli che, in diversi periodi dell’anno, ospitano il passaggio degli ungulati in migrazione. Uno spettacolo forte e pericoloso, ma affascinante. L’immensità del parco è stata descritta perfettamente dalla lingua Maa, la lingua dei Maasai. Con la parola ‘siringet’ si definisce una ‘pianura infinita’ ed ecco dunque il nome Serengeti. In realtà le pianure sono vastissime nella parte meridionale, dove i ghepardi trovano il loro terreno ideale per lanciarsi a velocità folli all’inseguimento della preda durante la caccia, mentre le altre zone sono disseminate di colline, gole e il paesaggio è multiforme. Tra i big five quello più difficile da vedere è senz’altro il rinoceronte, praticamente estinto, ma non impossibile. Rarissimamente ne spunta uno fuori dal nulla. Non si può descrivere quello che si prova quando succede. A ovest delle pianure si trova la Rhino Conservation Protect Area e, nascosto nella boscaglia, c’è il piccolo Museo Moru, dedicato proprio al rinoceronte. È davvero minuscolo, coperto dalla vegetazione. Un ranger controlla l’ingresso e accoglie con l’affabilità che contraddistingue i tanzaniani. Sembra abituato a visite numerose, il sorriso è sincero e avvolgente. In realtà è molto raro che qualche visitatore arrivi fin qui. Naturalmente nel parco si trova una concentrazione impressionante di tanti animali, non solo dei grandi mammiferi. Tra i più numerosi gazzelle, zebre, gnu, e facoceri. Ma anche sciacalli, piuttosto riservati, e iene, inquietanti e arcigne. Questi animali, insieme agli avvoltoi, sono considerati gli spazzini della savana. Puliscono i resti delle carcasse cacciate da altri e sono un’inestimabile valore aggiunto dell’habitat in cui vivono. I rettili fanno parte dell’ambiente a pieno diritto come tutti gli altri animali. Il più famoso è sicuramente il mamba nero. Si tratta di un serpente molto aggressivo e molto molto velenoso. Viene chiamato il serpente dei sette passi perché il suo veleno consente sette passi prima di cominciare a far sentire i suoi effetti. Si tratta sicuramente di un animale molto pericoloso, ma non è così facile incontrarlo. Esiste anche il mamba verde, più piccolo, di un verde acceso e ugualmente letale. Anche in questo caso, però, le opportunità di incontro sono molto basse. Gli insetti rientrano nella variegata realtà della savana. I parchi, e anche il Serengeti, sono ad esempio disseminati di giganteschi termitai, ben visibili: sembrano piramidi di terra, a volte con qualche arbusto che spunta. Per gli amanti dell’ornitologia è un paradiso, c’è di tutto, tra cui l’endemico tessitore con i suoi nidi caratteristici che sembrano ricami, le aquile, le gru, i serpentari, solo per citare i più popolari.

LA GRANDE MIGRAZIONE

La Grande Migrazione che si svolge ogni anno tra Serengeti e Maasai Mara è uno spettacolo difficile da descrivere. Si tratta di un gigantesco numero di gnu e zebre in marcia per centinaia di chilometri alla ricerca di acqua e pascoli freschi, e questo è comprensibile. Ciò che è più difficile da capire riguarda il percorso. Come fanno a sapere dove andare? Come riescono a non perdersi? Cosa li spinge a non mollare nonostante le difficoltà e le insidie che affrontano ogni volta? E seguono il percorso in senso orario! Gnu e zebre hanno la necessità di abbeverarsi quotidianamente e questa è la miccia che stimola la partenza da luoghi ormai secchi verso luoghi rigogliosi, baciati dalla stagione delle piogge. Durante il tragitto devono anche attraversare due fiumi: il Grumeti a giugno e il Mara tra fine agosto e settembre, quando passano dal tanzaniano Serengeti al kenyota Maasai Mara, sfidando orde di coccodrilli famelici che puntualmente ne sterminano un buon numero, tra cui molti cuccioli, più deboli, più inermi di fronte a questi rettili feroci e pazienti. La partenza non avviene in modo clamoroso, è progressiva, graduale. C’è sempre uno gnu che parte e, da buoni gregari, gli altri, piano piano, lo seguono. In poco tempo se ne aggiungono altri, poi tutto il branco si mette in marcia. Restano nel Maasai Mara fino a novembre, quando comincia la marcia di ritorno. Arrivano in Serengeti in dicembre e lì, nelle pianure meridionali, si fermano fino a marzo. Questo è il momento e il luogo in cui le femmine partoriscono. Ogni anno si registrano circa 500.000 nuovi nati. Mamma gnu ha un legame molto forte con il piccolo, non lo abbandona se non riesce a seguire la velocità del branco e lo difende dai coccodrilli se viene assalito. Non riesce quasi mai a vincere, ma lotta con tutte le sue forze. Come tutti i cuccioli di tutte le specie, anche i piccoli gnu sono dolcissimi. Questa migrazione ha luogo dalla notte dei tempi e gli gnu se la portano dentro geneticamente. Il leone ha l’istinto della caccia, lo gnu quello del movimento.

 

Il pernottamento dopo un safari può essere in campo tendato o in lodge all’interno del parco. Una cena davanti a questo spettacolo naturalistico è sicuramente un’esperienza indimenticabile e piena di fascino.

 

 

GIORNO DI RIENTRO DAL SAFARI AD ARUSHA E TRASFERIMENTO AL KIA

L’ultimo giorno si ripercorre a ritroso, questa volta con spirito e consapevolezza nuovi, la strada fatta per raggiungere questi luoghi, ma gli occhi con cui si guarda il panorama sono cambiati. Al ritorno si guarda con il cuore, si notano particolari diversi, ci si sofferma di più su dettagli a prima vista insignificanti. Sì, perché la Tanzania è bella tutta. I parchi sono un fiore all’occhiello per la cura con cui sono gestiti, ma anche i villaggi e le persone sono fantastici. La guida vi scorterà all’Aeroporto Internazionale del Kilimanjaro (KIA) per il vostro viaggio di ritorno, ma sarà un addio doloroso. Le nostre guide sono straordinarie, professionalmente e umanamente. Svolgono il loro lavoro con passione e dedizione: non è possibile non affezionarsi a loro. La scaletta dell’aereo vi riporterà alla realtà e alla vita quotidiana, ma è certo che la Tanzania vi rimarrà nel cuore come uno dei viaggi più straordinari di sempre.