Le impronte fossili di Engare Sero

Le impronte fossili di Engare Sero

Le impronte fossili di Engare Sero

La preistoria mi affascina. So di averlo detto più volte, ma mi affascina proprio.😃 Camminare nello stesso posto in cui hanno camminato gli ominidi migliaia e migliaia di anni fa mi dà una sensazione incredibile.

È quello che è successo quando sono andata a vedere le impronte fossili di Engare Sero qualche settimana fa, diretta verso il lago Natron e il vulcano Ol-Doinyo Lengai.🗻

impronte fossili di Engare SeroLa Tanzania, spesso definita la ‘culla dell’umanità’, possiede siti unici al mondo, che hanno aiutato moltissimo gli studiosi a progredire nelle loro ricerche sulle origini dell’uomo e sui vari periodi legati all’evoluzione.

Le Gole di Olduvai sono l’esempio più noto, ma ci sono anche Laetoli, le pitture rupestri di Kolo-Kondoa, e tanti altri esempi che suffragano l’ipotesi di un’origine dell’umanità legata a queste terre.

In effetti il contesto naturale è spettacolare per il clima, per gli ambienti, per tutta una serie di motivi che mi fanno pensare agli uomini primitivi come dotati di ottimo gusto.😜

Io ho una vaga idea di come si presentasse il paesaggio migliaia di anni fa, ma immagino che fosse molto meno affollato, sebbene molto più pericoloso. Immagino che le scoperte dei metalli, del fuoco🔥 , delle armi e delle suppellettili siano state legate alla necessità, ma immagino anche che siano state conquiste eccezionali, piene di significati anche soprannaturali.

A volte cerco di pensare al tipo di relazioni che si  instauravano tra uomini e donne, tra adulti e bambini, tra giovani e anziani. Forse proprio qui dobbiamo ricercare le radici di alcuni nostri atteggiamenti, radici antiche di cui non abbiamo memoria evidente, ma che manifestiamo nei nostri comportamenti.

Aver incontrato gli Hadzabe, una tribù di cacciatori-raccoglitori che vive ai margini del lago Eyasi mi ha aperto un po’ i canali della fantasia. Una popolazione, purtroppo decimata nel numero, che vive ancora in modo primitivo di caccia e raccolta, che ‘parla’ con gli uccelli, che danza per esprimere la sua felicità, che vive in capanne incapaci di proteggerla durante la pioggia, che dorme su stuoie ricavate da pelli di animali e che si mimetizza con pelli di babbuino. Una popolazione che ha un rapporto simbiotico con il baobab, usato per conservare e proteggere, dentro al quale si ripara dalle intemperie e si riunisce per le decisioni.

Ecco, io l’uomo primitivo me lo immagino così, legato al territorio, all’ambiente, alla natura, al sole, che ha spesso connotazioni divine in molte tribù.

Le 408 impronte fossili trovate ad Engare Sero, datate tra 19.100 e 5.760 anni fa, ci parlano di questi uomini, ci raccontano particolari, ci aiutano a capire la vita umana in anni tanto lontani da far venire le vertigini.

Il sito di impronte fossili di Engare Sero è il più grande mai scoperto in Africa.

Sono state individuate 17 persone che hanno passeggiato proprio qui: 14 donne e due uomini adulti con un giovane maschio.

Ma come sono rimaste impresse in modo così indelebile? È presumibile che il gruppo abbia camminato nella cenere bagnata eruttata dal vicino Ol-Doinyo Lengai. Un fango speciale che, una volta seccato e indurito, ha mantenuto i dettagli delle impronte per migliaia di anni, sfidando le intemperie e la conseguente erosione.

Gli studi effettuati dagli scienziati indicano che le femmine erano visitate o accompagnate dai maschi, in linea con ciò che succede ancora attualmente in gruppi come quello degli Hadzabe.

Andando ancora più a fondo, si può ipotizzare una divisione del lavoro in base al sesso nelle prime aggregazioni umane.

Non è difficile capire che si tratta di una fotografia del passato, di un lontano passato, che si può ancora vedere, toccare, che ci avvicina ai nostri progenitori anche se solo per un piccolo istante.😍

Gli Hadzabe prima parte