isola di Chole

L’isola di Chole è una minuscola isola dell’arcipelago di Mafia, così piccola che per girarla a piedi ci vogliono all’incirca due ore.

Io, Moody e Filippo saliamo sul dhow che ci porterà a visitarla, un dhow vecchio, segnato dal tempo, dall’usura e dalla salsedine. Non ci sono sedili, ma bordi di legno e ci si aggrappa dove si può.

isola di Chole

Ristorante

L’isola di Chole è lì di fronte a noi. La traversata dura una manciata di minuti. C’è vento e gli schizzi d’acqua ci rinfrescano a ogni onda.

 

Ci accompagna un ragazzo di circa venti anni: è la nostra guida e scopriamo subito che è nato e cresciuto a Chole.

Sbarchiamo saltando in acqua e cominciamo la nostra passeggiata sui sentieri di terra battuta che, come una ragnatela, formano l’ossatura del villaggio. Un villaggio antico, calmo, che testimonia la fissità del tempo, la ciclicità del ritmo della vita in un luogo abitato da non più di mille anime, tutte imparentate.

All’ingresso del villaggio c’è una piccola casetta, una di quelle delle fiabe con tetto di paglia e da cui ti aspetti che esca da un momento all’altro un personaggio appropriato. C’è un tavolo sotto la veranda, un unico tavolo per gli avventori: è un ristorantino che rispecchia le dimensioni di tutto il resto.

Alghe stese ad essicare

Proseguiamo sul sentiero ed incontriamo la prima scuola.

Gli studenti, grandicelli, si aggirano composti all’interno dell’edificio e nel cortile. Ci guardano, alcuni sorridono.

 

Siamo impressionati dall’ordine e dalla cura dei sentieri e delle piante ornamentali. Le case sono modeste, spesso con i cortili cosparsi di alghe da essiccare e qualche panno steso.

Un’altra scuola, primaria questa volta. Tre simpatici bimbi ci incitano a scattare una foto. Uno di loro indossa un paio di scarpe enormi per lui, forse del padre, con una naturalezza incredibile. Scattiamo la foto e, naturalmente, ci viene chiesta una ricompensa: il nostro pacco di biscotti al cioccolato attira altri studenti e si svuota nel giro di pochi secondi.

Nel centro del villaggio c’è una costruzione singolare che ospita degli spalti: alcune persone sono raccolte e chiacchierano. È il luogo di aggregazione degli uomini dell’isola di Chole.

isola di Chole

Pipistrelli giganti

Passiamo sotto enormi baobab e alberi di mango e la guida ci fa notare quanti pipistrelli sono aggrappati ai rami più alti: sono pteropus giganti e sono migliaia. Non so perché, ma li trovo bellissimi.

Ancora qualche sentiero e arriviamo al cantiere navale, un grande portico sotto al quale un gruppo di uomini sta costruendo, rigorosamente a mano, un grande dhow, e lo stanno costruendo ancora nel modo tradizionale, seguendo le antiche regole che prevedono che i pezzi siano incastrati uno nell’altro. Davvero affascinante. isola di Chole

Cominciamo a ritornare verso la spiaggia e passiamo davanti all’ospedale, minuscolo come tutto il resto, di fronte al quale una tettoia ripara una moto-ambulanza dotata di lettino per il trasporto delle urgenze. Mai visto nulla di simile.

Moto ambulanza

Rientriamo a Mafia soddisfatti. Non è facile per noi immaginare una vita tanto semplice e in una comunità tanto piccola e isolata. A me ha lasciato una piacevole sensazione di pace e serenità.

L’isola di Mafia