Il Kilimanjaro

Il Kilimanjaro è uno di quei posti che tutti conoscono, di cui tutti hanno sentito parlare: è epico in qualche modo.

Scrittori lo hanno descritto, ogni sorta di scalatore ha raggiunto la sua vetta e in tempi antichi le popolazioni locali hanno creato una leggenda secondo la quale un mostro terribile vivrebbe nascosto sulla sua sommità. Il nome del mostro è NJARO e questo ci ricorda il nome del monte, ma la questione non finisce qui. In swahili njaro significa ‘grandezza’ e kilima è la parola per descrivere una ‘piccola collina’. E c’è di più.

Mount Kilimanjaro

Per le antiche popolazioni swahili, i Waswahili, che guidavano le carovane di schiavi e avorio, Kilimanjaro significava ‘punto di riferimento’.

In ultimo, ma non per importanza, non possiamo dimenticare che la regione è sempre stata tradizionalmente abitata dalla tribù dei Chagga e anche in questo caso abbiamo la loro interpretazione: per loro njaro significa ‘carovana’. Come si può facilmente capire, ci sono molte opzioni per stabilire l’origine del nome di questo gigante, la più alta montagna di tutto il continente africano, e rimarrà sempre un mistero quale di queste opzioni sia quella giusta.

Una cosa di cui possiamo essere più certi è la sua origine geologica, sicuramente legata alla formazione della Rift Valley e databile milioni di anni fa.

Sin dall’inizio i tre crateri che ancora oggi possiamo ammirare erano SHIRA, MAWENZI e KIBO.

Mount Kilimanjaro

Avevano tutti un’altezza che si aggirava intorno ai 5.000 metri, ma mentre Shira e Mawenzi si sono estinti, Kibo è rimasto attivo, ha continuato ad eruttare e ha coperto gli altri due lasciando quelli che oggi chiamiamo SHIRA PLATEAU e THE SADDLE, una pianura vulcanica.

Attualmente Kibo è uno stratovulcano inattivo con rare fumarole che escono dal cosiddetto ASH PIT e occasionali forti vapori di zolfo.

La scalata del Kilimanjaro inizia a circa 1.350 metri di altitudine, dove si trovano vari tipi di coltivazioni, e copre un certo numero di ecosistemi.

Tra i 1.800 e i 2.800 metri si trova la foresta con la sua vegetazione rigogliosa in conseguenza delle forti piogge. Dai 2.800 fino ai 4.000 metri si trova la brughiera, sempre immersa nella foschia se non addirittura nella nebbia. La temperatura è fresca e la luce del sole comincia ad essere piuttosto intensa.

Due piante sono endemiche di questa zona, l’erica e il senecio gigante del Kilimanjaro.

Mount KilimanjaroA 4.000 metri ci si addentra nel deserto alpino e qui comincia la sfida più grande. Le escursioni termiche sono enormi con notti sotto lo zero, giorni che possono superare i 35 gradi e forti radiazioni. L’acqua è molto scarsa e solo muschi, licheni ed alcune piante eterne possono sopravvivere.

La cima si trova tra i 4.900 metri fino a UHURU PEAK a 5.895, dove le condizioni sono artiche: gelido la notte, sole cocente durante il giorno. L’aria è molto rarefatta. I licheni sono virtualmente gli unici esseri viventi presenti.

È molto importante valutare il clima prima di decidere di scalare il Kilimanjaro. Questa parte della Tanzania è interessata da due stagioni delle piogge. Le piccole piogge vanno da metà novembre fino a fine dicembre e le grandi piogge da aprile a fine maggio. Tra queste ci sono due lunghe stagioni secche, ma le condizioni climatiche sono anche influenzate dalla montagna stessa e dall’altitudine.

I mesi più caldi sono gennaio, febbraio e marzo, i mesi estivi, e durante l’inverno, in luglio e agosto, anche se le notti possono essere davvero gelide, il cielo è completamente terso.

Questa introduzione generale del Kilimanjaro era necessaria. Adesso possiamo affrontare il livello successivo: la scalata. 😊

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