Ritorno a Tarangire

Tarangire

Tarangire

Innamorarsi della savana è facile, starne lontano non lo è affatto, così si torna e così io, Moody e Filippo abbiamo deciso di fare una puntata al Parco Nazionale del Tarangire.

Tarangire

Siamo stati fortunati: il Tarangire è un parco generalmente molto caldo, ma quest’anno le piogge sono state abbondanti ed abbiamo avuto una giornata nuvolosa e fresca.

Da Arusha ci vogliono un paio d’ore per raggiungere il parco e già il paesaggio dopo pochi chilometri comincia a cambiare. Ad esempio compaiono numerosi i Maasai con le loro mandrie e i loro villaggi di capanne tonde fatte di fango. Un gruppo con copricapi da cerimonia è assembrato poco prima di arrivare. Una foto è d’obbligo.

All’ingresso ci aspettano le meravigliose velvet monkeys e una serie di farfalle che svolazzano per far sfoggio dei loro colori stupendi e finalmente entriamo nel parco.

Tarangire

Il Tarangire ospita una flora e una fauna davvero di tutto rispetto, ma è famoso per i baobab e gli elefanti, davvero numerosi. Infatti, dopo pochi minuti, un nutrito gruppo si presenta alla nostra vista. Sono incredibili: le mamme, i piccini, la matriarca. Sono talmente vicini alla nostra macchina che possiamo quasi toccarli. Hanno occhi molto espressivi, con lunghissime ciglia. Le orecchie si muovono a ritmo e la pelle è incrostata di fango. Si avvicinano, non smettono mai di mangiare con la loro proboscide prensile e sembrano immensamente tranquilli. Due giocano simulando una lotta.

 

Tarangire

Le giraffe si trovano a gruppetti ed eccezionalmente ne vediamo una seduta: un evento rarissimo che ci stupisce e che significa assenza di predatori nelle vicinanze.

Ma una leonessa c’è, sola, seduta in mezzo al nulla: si gira per guardarci. Chissà a cosa sta pensando.

È ora di pranzo e ci fermiamo al belvedere sul fiume Tarangire che, dopo le forti piogge, è molto grosso. La vista è superba. La pace assoluta. Neanche qualche mosca tse tse può disturbare la nostra gita.

Nel pomeriggio si ritorna a scorrazzare, ad ammirare ogni angolo. I baobab non ci abbandonano mai: sotto un temporale sarebbero il setting perfetto per un racconto da brivido.

Purtroppo arriva l’ora di tornare a casa, ma siamo soddisfatti. La savana è davvero un luogo incantevole, magico.

Il Serengeti prima parte