Ritorno al Lago Manyara

RITORNO AL LAGO MANYARA

Rimanendo tanto tempo e avendo a disposizione tante meraviglie, le visite ai parchi, ai villaggi, alle tribù e a tutto quello che può offrire la Tanzania è meta delle nostre gite in modo sistematico.

Lago ManyaraIl parco nazionale Lago Manyara è raggiungibile in breve tempo ed è un piccolo gioiello della Rift Valley. Si trova ad un paio di chilometri dal villaggio di Mto Wa Mbu, a circa 125 da Arusha ed è un parco piccolo, di 360 chilometri quadrati, per la maggior parte occupati dal lago.

Il cancello di ingresso accoglie i visitatori con un cordiale karibu, ‘benvenuti’, e subito ci si ritrova in una fitta foresta che nasconde un numero incredibile di animali, protetti dalla vegetazione e per questo difficili da avvistare. Ma sono lì, basta scovarli.😜

La nostra ultima visita al Lago Manyara, un paio di mesi fa, ha avuto qualche intoppo dovuto alle strade allagate per le forti piogge che hanno caratterizzato l’annata tanzaniana.

Lago ManyaraNaturalmente non ci siamo scoraggiati.😃

Il primo incontro è stato forse anche il più significativo da un punto di vista faunistico. Sulle rocce di uno dei tanti corsi d’acqua generati dalle sorgenti sotterranee, una coppia di uccelli martello si stava guardando intorno.

Gli uccelli martello fanno nidi enormi, anche di due metri di diametro, delle vere e proprie abitazioni se considerate che all’interno ci sono delle camere destinate ai genitori e alla prole.😍

Poco più avanti un gruppetto di tre femmine di impala si stava abbeverando con aria guardinga nei nostri confronti, ma forse ancora di più nei confronti di possibili, reali pericoli. Probabilmente il branco era poco lontano, probabilmente il maschio dominante le aveva sotto controllo, probabilmente sono riuscite ad abbeverarsi e a tornare nel gruppo indenni, o così voglio pensare.😊

Una delle specificità di questo parco sono le immense famiglie di babbuini che gironzolano ai bordi delle strade, in mezzo alle strade e nella foresta. Maschi, femmine, cuccioli tenerissimi che seguono il gruppo o decidono di farsi trasportare dalla madre, in groppa o attaccati al ventre. Per la maggior parte del tempo svolgono due attività fondamentali: mangiare e spulciarsi. Quest’ultima è di vitale importanza per la socializzazione: la mamma spulcia i piccoli o il maschio la femmina come preliminare all’accoppiamento. Viene chiamato grooming.

Sempre proseguendo sulle strade difficoltose e fangose non poteva mancare la famiglia di facoceri. Io trovo che siano simpaticissimi. La coda alzata dei genitori mi ricorda sempre l’ombrello delle guide che portano gruppi numerosi di turisti in città. In entrambi i casi lo scopo è di essere riconoscibili anche se non immediatamente vicini.😃

Ma il parco, come dicevo all’inizio, si identifica con il lago per la maggior parte.

Il giorno in cui siamo andati noi ill Lago Manyara era esondato e aveva allagato buona parte delle terre vicine e che ospitava un bufalo accucciato nell’acqua in cerca di frescura.

Nella perlustrazione sono comparsi anche un impala maschio nascosto sotto un albero, scimmiette sui rami degli alberi, ma timide e sfuggenti, e un paio di elefanti intenti a mangiare.

Alcuni alberi hanno forme davvero strane e affascinanti e la foresta vista dall’alto ai bordi del lago è incredibile. Solo lì forse si comprende davvero quanto fitta sia e quanta vita possa nascondere al suo interno.😍

La visita è stata complicata a causa dei problemi delle strade e dei sentieri, ma abbiamo vissuto comunque una giornata indimenticabile.

Il cartello di uscita saluta con karibu tena, e cioè ‘tornate ancora, siete ancora i benvenuti’, kwa heri, ‘arrivederci’. Sì, perché, come dico sempre, un unico viaggio in Tanzania non basta per conoscere a fondo questa terra immensa, piena di meraviglie, di natura, di segreti. Bisogna tornare. Bisogna viverla tutta.😍

Mkomazi, un parco con delle sorprese