La prima parola con cui bisogna familiarizzare dall’istante in cui si appoggiano i piedi in Tanzania è ‘mzungu’: ‘bianco europeo’, ‘western’ in inglese.

Mzungu non è spregiativo, anzi, è qualificante.

Lo ‘mzungu’ è un’entità esotica. Se si escludono i turisti in transito, i volontari e gli operatori delle Nazioni Unite, non sono molto numerosi quelli che viaggiano per le strade. Attirano l’attenzione e creano curiosità. Insomma, ci si sente osservati 😀

Siamo come delle mosche bianche, se mi passate la freddura. Nulla di cui preoccuparsi: i tanzaniani sono molto ospitali; dopo un po’ loro non fanno più caso a voi (più o meno) e voi non fate più caso a loro.
Chiaramente l’arte di arrabattarsi rende lo ‘mzungu’ un magnete per venditori ambulanti e procacciatori di clienti per agenzie di safari (flycatchers nel gergo settoriale), ma, se non siete interessati, basta un cortese ‘asante’ e la faccenda è agilmente risolta.

‘Asante’ è la seconda parola chiave da memorizzare. Significa ‘grazie’. La cortesia e l’educazione sono essenziali e il galateo tanzaniano è di una certa complessità, quindi partiamo dai basici. Se volete strafare potete aggiungere ‘sana’. ‘Asante sana’, ‘grazie mille’, e farete un figurone.

https://www.spaziosafari.com/news/2018/01/30/la-tanzania-in-breve/