Ngorongoro

Alla Ngorongoro Conservation Area si arriva dopo una strada in salita che aumenta notevolmente la pendenza una volta varcato il cancello di ingresso. La strada sterrata che sale con la foresta da una parte e lo strapiombo dall’altra dona qualche brivido…

ma conduce alla prima tappa e cioè al belvedere (Crater View Point) a più di 2.200 metri d’altezza e con una panoramica sul cratere da capogiro.

Non per nulla Ngorongoro è uno dei più famosi di tutto il continente africano e tra i più filmati del mondo.

Copre un’area di 8.292 kmq e bisogna affacciarsi a quella ringhiera che guarda il cratere di Ngorongoro se si vuole davvero comprendere la forza della natura.

Ciò che oggi vediamo è la conseguenza di una terribile esplosione avvenuta circa due milioni e mezzo di anni fa dei vulcani che allora svettavano qui e che sono crollati su se stessi creando le depressioni che possiamo ammirare con tanto stupore.

I crateri sono tre: Olmoti, Empakaai e quello di Ngorongoro che ha un diametro di 19 km, una superficie di 300 kmq e una profondità di 600 metri: la più grande caldera intatta esistente al mondo e una delle unicità di tutta l’Africa.

Nel cratere vero e proprio c’è una vasta pianura erbosa e la foresta di Lerai, a sud del lago Magadi che è posizionato al centro di questa pianura.

L’acacia gialla, o albero della febbre, è la pianta caratteristica di questa foresta.

Le pareti a ovest hanno una vegetazione arbustiva, quelle a est sono ricoperte di foreste montane.

La parte alta, il Rim, raggiunge in alcuni punti un’altezza di più di 3.500 metri.

La concentrazione di fauna è impressionante: più di 3.000 mammiferi, compreso il rarissimo e ricercatissimo rinoceronte nero.

Le regole di visita all’interno del cratere sono molto rigide: non ci si può fermare per più di sei ore consecutive per evitare troppa concentrazione di veicoli. Questo non significa assenza di turisti, anzi, ma almeno significa regolamentazione e ordine generale.

Tra le pianure a sud del Serengeti IL SERENGETI PRIMA PARTE e il lato occidentale del cratere di Ngorongoro si trova un posto speciale che io adoro: le Gole di Olduvai. Qui Mary Leakey ha trovato i resti dell’Australopithecus Boisei risalenti a 1,75 milioni di anni fa. Scoperta fondamentale nell’ambito dell’evoluzione umana.

Vicino alla terrazza che sovrasta le Gole si trova anche un piccolo museo che racconta questa evoluzione con info e reperti e che ultimamente è stato ristrutturato e reso ancora più interessante e piacevole.

Fa sempre bene ricordare da dove veniamo: una vera e propria sferzata di vita!

Rettilandia