Il safari fotografico

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Safari fotografico. Solo queste parole evocano immagini di enormi soli rossi che scendono veloci sulla savana e animali incredibili, nel senso che non è possibile credere che esistano davvero al di fuori delle fiabe. Tutto vero. Il rientro al tramonto in uno qualsiasi dei parchi, quando anche gli animali si avviano al riposo e lasciano posto ad altri animali più a loro agio nelle ore notturne, è indimenticabile e bisogna viverlo con empatia, con il cuore, non solo con gli occhi.

Ma cosa significa veramente fare un safari fotografico in Tanzania? Come si svolgono le giornate e le serate?

Un viaggio in Tanzania è diverso da qualsiasi altro viaggio si possa immaginare, almeno per quanto riguarda l’esperienza in savana.

L’arrivo in aeroporto è il primo punto di contatto con la guida che ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza e che sarà il nostro punto di riferimento. Dopo anni di scorribande in savana, mi sento di affermare con assoluta certezza che la guida è ciò che fa la differenza in un safari.

La savana rimane savana in tutta la sua bellezza, ma una guida in grado di scovare un leopardo appollaiato su un ramo e di spiegare in modo preciso, ma anche accattivante, le caratteristiche di questo animale o pronta a distoglierci con una leggenda sui baobab in grado di spiegare la loro strana forma o ancora disponibile a lasciare spazi silenziosi per farci godere uno scorcio unico sembra banale, ma non lo è, come non è banale la scelta della giusta velocità con cui affrontare i percorsi o la cura nel mantenere la jeep sempre pulita e accogliente, sia fuori sia dentro.

safari fotograficosafari fotograficoMentre gli ospiti si rilassano con una bevanda davanti al fuoco prima di cena o rientrano nelle tende scortati da un Maasai nel buio della notte, la guida ha ancora alcune ore di lavoro pratico e organizzativo.

Tutto deve essere perfetto per il giorno successivo quando si riparte per un’altra avventura.

Le ore passate nella jeep sono singolari perché l’ambiente è limitato e si attiva inconsapevolmente una sorta di confidenza tra i partecipanti e la guida che alla fine, molto spesso, sfocia in un’amicizia. All’inizio si danno informazioni generiche, nulla di eclatante. Con il passare dei giorni si approfondisce la conoscenza reciproca. Alla fine del viaggio ci si sente intimi, affiatati, felici e soddisfatti.

Questo è un safari. Questo è quello che ci si deve aspettare. Questo è il vero senso del viaggio: la scoperta della natura esterna e interna, la condivisione, la tranquillità, l’empatia.

Il turismo culturale