Mkomazi, un parco con delle sorprese

Mkomazi

Mkomazi: un parco con delle sorprese

Una visita al parco di Mkomazi non è esattamente fra le prime scelte di chi decide di fare un viaggio in Tanzania, ed è un peccato perché nasconde delle sorprese.

Noi ci siamo andati qualche giorno fa. Siamo partiti da Arusha intorno alle 7.30 di mattina in direzione Moshi. La strada era fiancheggiata da campi di granturco 🌽 e caffè. In prossimità di Moshi il verde si fa più intenso per poi tornare meno rigoglioso più avanti: lo testimoniano i baobab secchi e spelacchiati in attesa di una stagione migliore.

Quando la strada inizia a costeggiare i monti Pare cominciano anche i campi di sisal, che continuano ininterrottamente fino alla costa.

All’ombra dei Pare si trova Mkomazi. 🗻

Il cancello d’ingresso è decorato con due teste in legno: un rinoceronte nero e un orice, due degli animali simbolo di questo parco, anche se per motivi diversi. Mkomazi

I rinoceronti  🦏 si trovano in un santuario dedicato con lo scopo di favorirne la riproduzione. Si tratta di un’area recintata di circa 50 chilometri quadrati dove questi splendidi animali lottano per non cedere all’estinzione.

Non appena si passa il cancello si capisce subito di essere in arida savana, selvaggia e incontaminata. Un ranger accoglie e accompagna nella visita. Gideon, il nostro ranger, o Gido come preferisce farsi chiamare, è stato fantastico. Tra le varie info che ci ha dato era compresa una lista di animali caratteristici. Tra le antilopi, oltre agli orici, ci sono eland, kudu, gerenuk e dik-dik 🦌 per fare alcuni esempi. Noi abbiamo visto anche altro: giraffe 🦒, un elefante 🐘 nascosto nella boscaglia, zebre 🦓 e uccelli di varie fogge. Sono completamente assenti gli gnu e gli ippopotami. In compenso i rettili abbondano: pitoni, cobra, sand snake e, naturalmente, mamba neri e verdi. 🐍🐍 Mkomazi

La flora è quella tipica della savana, con baobab e acacie, tra cui una che produce uno strano frutto verde tondeggiante. Acacia frutto verde

Il paesaggio è arido, ma molto affascinante. Il posto dove ci si ferma per il pranzo al sacco guarda su un laghetto artificiale creato ad hoc per dissetare gli animali in un ambiente dove l’acqua è una rarità.

Gli uccelli sono davvero numerosi e farebbero la felicità degli appassionati di birdwatching. 🦅🦉

La temperatura di solito è calda o più che calda: noi siamo stati fortunati e abbiamo avuto una giornata nuvolosa.😊

Nel primo pomeriggio abbiamo fatto un’esperienza mozzafiato.

Gido ci ha portati in una stazione di ranger, ha parlato con i colleghi e ci ha scortati verso quella che sembrava una grossa gabbia. Una doppia recinzione metallica nascondeva un prezioso segreto: una coppia di licaoni adulti ci stava scrutando dall’interno. Sono rimasta pietrificata. È difficilissimo avvistarli in libertà e l’occasione di poterli ammirare così da vicino è stata più unica che rara perché il pubblico non può accedere a questo luogo. Io, Moody e Filippo continuavamo a girare intorno per vedere meglio e abbiamo fatto una scoperta sensazionale: non c’erano solo mamma e papà, ma anche una ventina di cuccioli di pochi mesi, tutti sdraiati uno sopra l’altro all’ombra di una pianta a riposare tranquilli. Licaone

Anche i licaoni sono in pericolo di estinzione e la politica di conservazione tanzaniana prevede anche per loro un tentativo di ripopolamento. I cuccioli restano con i genitori per circa tre anni, poi, dopo un corso su come si caccia fatto dai genitori con animali vivi portati dai ranger, vengono rimessi in savana. E ci sono tutti e venti, mentre se non fossero nati in cattività la sopravvivenza avrebbe raggiunto un massimo di cinque o sei esemplari. Normalmente vengono nutriti con carne cruda: un’unica persona può entrare nel recinto senza il rischio di essere assalita perché i licaoni ne riconoscono l’odore.

Non ci eravamo ancora ripresi dall’emozione quando un altro shock emotivo ci ha investiti.

I ranger ci hanno fatto salire su una macchina piuttosto vecchia, di un verde acceso, e siamo partiti per destinazione ignota.

Un’altra recinzione, un cancello controllato a vista. Erano circa le 3.30 di pomeriggio, la temperatura più calda rispetto al mattino. La macchina seguiva la recinzione e ad un certo punto, in un angolo di parco con la terra molto rossa, abbiamo avuto una seconda visione. Non credevamo ai nostri occhi: quattro rinoceronti neri 🦏🦏🦏🦏 con un cucciolo giravano tranquilli intorno alla macchina. Quattro femmine per la verità: Lucy, Deborah, Zawadi e Gurumeti. Erano in attesa di bere: tutti i giorni, alle quattro del pomeriggio, i ranger abbeverano queste signore e loro, che hanno un orologio biologico, tutti i giorni si presentano in orario per il rito. Rinoceronte

La macchina è l’unica che può entrare perché è l’unica riconosciuta dai rinoceronti che, in questo modo, non caricano anzi, si avvicinano, annusano, si potrebbero toccare se non fosse pericoloso per la loro salute.

Noi tre sembravamo imbambolati. Mkomazi: un sogno.

La visita al parco Mkomazi è durata il tempo di scattare qualche foto e di vedere anche una piccola orfana, Kisima, accudita amorevolmente in un recinto a parte in attesa di poterla mettere nel gruppo e poi siamo tornati alla nostra jeep e al lodge per la notte.

Non credo che dimenticheremo mai questa visita in Mkomazi: emozioni forti, paesaggi surreali, incontri ravvicinati con animali unici, insomma, cosa si può chiedere di piu?😜😜

Il licaone o cane selvatico africano