Il lago Natron

Il lago Natron

Il lago Natron

Il Lago Natron.

Il natron era il sale che gli antichi egizi usavano durante il processo di mummificazione dei morti perché aveva la capacità di asciugare tutti i liquidi presenti nel corpo. Si tratta di carbonato idrato di sodio che rende le acque del lago corrosive per la pelle: si dice che siano simili all’ammoniaca.

L’alta concentrazione di sodio dà al lago Natron striature biancastre ad un colore rossastro dovuto a certi batteri che ci vivono: alcune tra le poche creature in grado di resistere ad un ambiente altamente ostile, le cui temperature possono raggiungere gradazioni davvero alte.😱

Io, Moody e Filippo siamo partiti alla volta del lago Natron incuriositi dai racconti che di questo luogo si sentono.

Isaia, io e Moody

Come per tutte le escursioni in Tanzania, anche quella al Natron ha un tratto di strada asfaltata seguito da uno di sterrata. Rimanendo qui a lungo si comprende con il tempo che le sterrate non sono tutte uguali. C’è sterrata e sterrata e quella per arrivare al Natron è agghiacciante. Il panorama toglie il fiato perché la strada costeggia per chilometri la Rift Valley: se non fosse per il Cruiser sembrerebbe di essere stati catapultati nella preistoria. Ci si aspetta che l’ominide salti fuori da un momento all’altro. Affascinante. Ma l’ambiente è aspro, secco, riarso e la polvere si insinua in tutte le pieghe di corpo e abiti.

Ad un certo punto, al di là di una curva, spunta lui, alto, solo, maestoso: l’Ol-Doinyo Lengai, la montagna sacra dei Maasai che qui hanno la loro terra. È un vulcano attivo, l’unico al mondo ad eruttare la cosiddetta lava bianca. Si tratta di una lava ricca di quel carbonato di sodio che si trova anche nel lago Natron e che lascia striature bianche molto caratteristiche sui versanti.

Man mano che si procede la strada diventa sempre più difficoltosa, ma alla fine si raggiunge il Natron, il lago delle meraviglie, uno dei posti più inospitali che io abbia avuto l’occasione di visitare. Seicento chilometri quadrati di ampiezza, sessantacinque chilometri di lunghezza e un massimo di tre metri di profondità. L’ultima piccola porzione si trova in Kenya.

Isaia, la nostra guida Maasai, ci ha fatto parcheggiare la macchina in cima ad una collina. Da lì si procede a piedi e il percorso è tutt’altro che agevole. Bisogna tenersi in equilibrio su fasci d’erba piegati sull’acqua e ogni errore può essere fatale, ma quello che si vede è incredibile. Stormi di fenicotteri minori 🦩 camminano o volano ai margini di questo lago, forti del loro strato corneo protettivo su zampe e becco. Gli unici a poter vivere e nidificare in un’acqua che può raggiungere i 60°C. Il loro colore rosa è dato da una speciale alga di cui si cibano e che si trova nelle acque del lago. 🦩🦩🦩🦩🦩🦩🦩

Lo spettacolo è incredibile e vale decisamente una visita.

Il giorno che siamo andati noi c’era anche un fortissimo vento che dava l’impressione di trasportare questi uccelli solo con la sua forza.

Le sorprese, però, non erano finite. Al nostro ritorno in cima alla collina, dove avevamo parcheggiato la macchina, abbiamo trovato ad attenderci un gruppo di signore Maasai: erano venute a mostrarci i loro prodotti, bellissimi gioielli di perline fatti a mano. Sono davvero stupendi e dai colori incredibili. Abbiamo deciso di acquistare un prodotto per ciascuna signora: noi siamo ripartiti felici per gli acquisti, le signore ci hanno salutato felici per l’ottima vendita e ci hanno fatto anche alcuni regali extra.😊😊

Sicuramente una gita fuori dall’ordinario, sicuramente un luogo non agevole sotto molti aspetti, ma sicuramente un luogo vero, incontaminato, dove apprezzare al massimo la forza e la bellezza della natura.😍😍

Il turismo culturale