Le gole di Olduvai

Le Gole di Olduvai

 Le Gole di Olduvai.

Se dovessi pensare ad un aggettivo per descrivere le gole di Olduvai, esagerate sarebbe quello che più si avvicina alla sensazione che si ha quando ci si affaccia al belvedere che le sovrasta. Siamo nel cuore della Rift Valley, siamo all’origine dell’evoluzione umana. Siamo nelle pianure del Serengeti.

Le Gole di OlduvaiÈ il ramo orientale della Rift, che ha creato due mondi. Un mondo di foreste dove le scimmie, scimpanzé in modo particolare, hanno trovato un habitat adatto alle loro esigenze, e un mondo di savana dove gli alberi non erano così fitti e le insidie erano nascoste in ogni angolo. Qui c’erano due possibilità: soccombere o trovare il sistema di alzarsi su due zampe per poter avere una visuale più ampia di quanto stava intorno, pericoli compresi. È stato in questo modo che il genere Homo ha avuto origine.

Da sotto la tettoia del terrazzo la vista è superba.

Non appena ci si è ripresi dall’incanto, una guida, nel nostro caso una signora Masai molto gentile, si offre di raccontare la storia del luogo e delle scoperte fatte.

La Gola si è formata in seguito all’erosione della pioggia e del fiume che la attraversa e che alimenta il lago Masek, ha una lunghezza complessiva di 48 km e una profondità di circa 90 metri.  La classica fotografia che si fa dal terrazzo è quella del gigantesco blocco di pietra che scatena fantasie legate ai primordi dell’uomo.

Si tratta del più importante sito archeologico di tutta la Tanzania ed è molto spesso definito come ‘la culla dell’umanità.

Questa affermazione è dovuta al fatto che le ricerche svolte hanno sempre indicato l’Africa come luogo primario dell’evoluzione umana. Vero o no, questo posto si è rivelato basilare per gli studi sui nostri antenati, sia per il numero di reperti trovati, sia per la stratificazione con sette cosiddetti Beds che coprono un arco temporale mastodontico risalente a 2.5 milioni di anni fa e che hanno conservato per noi frammenti di ominidi che vanno dall’Australopiteco all’Habilis, all’Erectus fino al Sapiens, cioè fino a noi.

Le Gole di Olduvai
Calco delle orme di Laetoli al National Museum di Dar es Salaam

Le Gole di Olduvai sono state scoperte casualmente da un entomologo tedesco, Wilhelm Kattwinkel, mentre inseguiva con scopo di cattura una farfalla. Sfortunatamente per lui, ma fortunatamente per noi, gironzolando è caduto nella gola e ha dato così inizio al rinvenimento di tutto quello che possiamo oggi ammirare in loco e in vari musei sparsi per tutta la Tanzania.

Due nomi molto importanti per le ricerche effettuate sono quelli di Louis Leakey e della moglie Mary, che hanno dedicato tutta la vita allo studio dei nostri antenati. Tra le scoperte più interessanti legate a Olduvai, OLDUPAI in lingua Maa (la lingua Masai) e nome dell’agave tipica della zona, c’è quella dell’Australopithecus Boisei, vissuto esclusivamente in Africa Orientale.

Il piccolo museo all’ingresso, ultimamente rinnovato, raccoglie i reperti e i manufatti ritrovati qui e a Laetoli

Un altro importantissimo sito a pochi chilometri di distanza dalle Gole di Olduvai, in cui sono state rinvenute le impronte di una famiglia composta da padre, madre e piccolo impresse nella cenere vulcanica. Si tratta di una famiglia di Australopithecus Afarensis, il più studiato in assoluto per la quantità di fossili ritrovati. Un calco delle impronte si trova qui e anche al National Museum di Dar es Salaam. Il sito originale, invece, è stato nascosto e protetto. Poter ammirare anche solo il calco, però, fa davvero molto effetto: si viene catapultati nel nostro lontano passato, alle nostre origini. Emozionante.

Olduvai è patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1979, per l’importanza che ricopre proprio nella storia umana.

 

Il leopardo