Namanga, il confine tra Tanzania e Kenya

Namanga

NAMANGA, IL CONFINE TRA TANZANIA E KENYA

Avete presente il Far West, quello dove John Wayne sbuca dal nulla in sella al suo cavallo e con l’aria truce, pronto a difendere i suoi principi? Ecco, siete a Namanga.

Moody e io partiamo da Arusha subito dopo pranzo e imbocchiamo lo stradone che porta a nord, verso il Kenya. Appena usciti dalla città ci imbattiamo in uno splendido Monte Meru illuminato dal sole che ci mette istantaneamente di buon umore.

Proseguendo, il paesaggio si fa sempre più arido e polveroso, anche a causa della stagione secca. Il vento crea dei mulinelli di sabbia che si elevano altissimi e che somigliano a dei mini tornado.

Man mano che ci avviciniamo a Namanga si intensificano i gruppetti di Masai ai bordi delle strade o di signore Masai intente a trasportare merci sulla testa.

Per il resto il tragitto è quasi sempre deserto: i villaggi sono minuscoli, solo qualche casa e l’immancabile negozio generico dove è possibile acquistare tutti i prodotti di base.

Ad un certo punto un cartello ci indica di diminuire la velocità a 50km orari e la strada si biforca in due tronconi asfaltati che terminano entrambi in una sterrata. Alla nostra sinistra alcune costruzioni cintate: gli uffici della dogana tanzaniana.

Confine Tanzania Kenia
Confine Tanzania Kenia
Casa Masai
Casa Masai

A noi non interessa entrare in Kenya, che si trova al di là di alcune montagne. Siamo più interessati a visitare il villaggio, sì, perché non si tratta di una città, ma di un agglomerato di costruzioni, private e non, con una frenetica attività diurna che probabilmente gravita attorno alla dogana. Di macchine ne incrociamo poche, ma il traffico è intenso e principalmente costituito da pedoni, capre, qualche cane e un paio di mucche.

Noi procediamo a fatica per questo motivo e perché la strada è davvero in pessime condizioni.

E va da sé che ci perdiamo.

Si dice che per conoscere davvero un luogo in cui non si è mai stati sia necessario perdercisi. Non potrei essere più d’accordo. Nel tentativo di ritrovare la strada asfaltata entriamo in tutti i vicoli che Namanga possiede. Tutti gli angoli, tutti gli anfratti. I residenti ci guardano incuriositi e posso capirli. Mentre Moody cerca una via d’uscita, io mi scateno a scattare foto e scopro un mondo.

Il bar stile saloon dove John Wayne entrerebbe per un boccale di birra, il negozio di ferramenta dipinto di rosa, forse per ingentilirlo un po’, la casa Masai fatta di fango e l’asilo per i bimbi su cui sono stati dipinti gli animali della savana. Ogni giorno queste costruzioni accolgono gli abitanti di questo strano posto, un po’ sospeso, un luogo di frontiera.

Per me e Moody è stata una strana esperienza, una specie di tuffo nel passato, un passato che non abbiamo vissuto, ma che ci affascina come tutto quello che ha un sapore antico. LUSHOTO

Lushoto