Burton, Speke e le sorgenti del Nilo

Lago Vittoria

Burton, Speke e le sorgenti del Nilo

Le avventurose spedizioni degli esploratori dell’epoca vittoriana devono essere state davvero entusiasmanti. Pensate solo a quello che era necessario affrontare in termini di disagi quotidiani. Stiamo parlando di carovane, di portantini, di diari di viaggio in cuoio redatti rigorosamente a mano. Stiamo parlando di attacchi continui di malaria, di infezioni varie, di assenza di comodità, almeno nel significato che diamo noi oggi a questa parola. 😊😊

Burton e Speke avevano, come tanti altri, la fissazione di trovare le sorgenti del Nilo.

Burton
Burton

I commerci sulla costa erano già fiorenti, ma certi racconti che favoleggiavano di immense ricchezze di risorse spinsero i più arditi ad inoltrarsi nei territori interni, quindi c’era un certo traffico nella Tanzania continentale ai tempi in cui, nel 1858, Burton e Speke partirono dall’Inghilterra e approdarono in Tanzania trovando il Lago Tanganyika. Splendido, ma poco utile per stabilire dove fossero le sorgenti del Nilo. Burton non riuscì a proseguire: gli attacchi di malaria lo bloccavano. Seguendo le sue indicazioni Speke, anche lui con problemi di salute, proseguì e trovò il Lago Nyanza. Lo ribattezzò Lago Vittoria in onore della regina di Inghilterra. Per lui la ricerca delle sorgenti del Nilo era conclusa: era convinto che fosse proprio il lago l’origine del maestoso fiume e tornò in Inghilterra.

Speke
Speke

Le cose, però, si complicarono quando Burton espresse i suoi dubbi in merito. In realtà fece più di questo e ruppe i rapporti con il vecchio compagno di viaggi.

Purtroppo per lui, la Royal Geographical Society dette ragione a Speke e finanziò una seconda spedizione, durante la quale Speke trovò il punto in cui il Nilo Bianco esce dal Lago Vittoria, trovando così effettivamente le sorgenti del fiume.

Burton non cedette e chiese a Speke un confronto pubblico. Speke non poté partecipare: morì il giorno prima in un incidente e così la diatriba si concluse.

Questi due personaggi erano dei giganti del coraggio e della temerarietà. Affrontarono prove fisiche inimmaginabili per le loro ricerche.

Entrambi erano soliti raccogliere appunti dettagliati delle loro spedizioni che poi pubblicavano in racconti di viaggio, oggi dei classici di questo tipo di letteratura.

Burton era un linguista e conosceva un numero spropositato di lingue e dialetti. Introdusse nel vocabolario inglese la parola safari con il significato di ‘caccia grossa’ in Africa, ma fu Speke con le sue descrizioni di luoghi e persone a definire il termine nel dettaglio.

Insomma, sebbene spesso in contrasto fra loro, questi due esploratori hanno cambiato il corso delle scoperte geografiche, almeno per quanto riguarda il continente africano.

Dopo di loro arrivò Livingstone e cominciò una nuova avventura, ma questa è un’altra storia. 😊 😊 😊

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