I Bantu, una migrazione epocale

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I Bantu, una migrazione epocale

L’Africa è un continente molto vasto che fino a 2.500 anni fa era popolato nella parte centro-meridionale da gruppi di cacciatori-raccoglitori e nella zona dell’Equatore da gruppi Bantu. La desertificazione che avanzava da nord ha costretto i Bantu ad iniziare una migrazione verso zone meno aride, migrazione che nel tempo ha raggiunto proporzioni gigantesche.

Negli spostamenti verso est e verso sud è stato inevitabile incontrare le popolazioni che già erano presenti e l’incontro, come spesso accade, ha avuto i suoi alti e bassi. Tradotto in soldoni, significa che man mano che i Bantu avanzavano, tendevano a sottomettere i cacciatori-raccoglitori dando vita ad una assimilazione e ad una conseguente mescolanza di culture e lingue.

Gli Hadzabe prima parte

Insieme ai Bantu sono arrivati l’allevamento, l’agricoltura e la lavorazione dei metalli nonché un cambiamento nella genetica di entrambi gli schieramenti.

Per quanto riguarda le lingue, il Bantu originale si è poi trasformato in due grandi sottogruppi: il Bantu orientale e il Bantu occidentale.

Il significato della parola bantu è ‘gente’, ‘popolo’. ‘Uomini’, con un’accezione più vasta. Da qui la derivazione swahili in ‘mtu/watu’ con il medesimo significato.

Anche la cultura si è sviluppata in modo non omogeneo. L’organizzazione sociale e anche i tratti somatici presentano forti differenze. La ragione sta nel fatto che in ogni zona in cui i Bantu si sono insediati hanno dato vita a gruppi separati con caratteristiche proprie. Da un punto di partenza comune si sono poi sviluppate tradizioni diverse a seconda della posizione geografica e dell’incontro con altre culture.

Il concetto di Dio, ad esempio, esiste in tutte le culture di origine Bantu, ma con varianti significative.

Può essere il sole o un antenato anche se le parole per descriverlo hanno somiglianze in diverse lingue. La caratteristica principale è che queste parole contengono il gruppo consonantico NG, e così in swahili Dio si dice MUNGU, dove MU è il segmento che si riferisce all’essere vivente e NG quello legato all’essenza dell’essere superiore.

Nelle culture di origine Bantu in cui Dio ha una collocazione fisica questa di solito è nel cielo, visto come tetto protettore. La visione dell’essere superiore, però, non ha il significato cristiano di ‘creatore’, ma è piuttosto un Dio panteistico che si identifica con l’universo e la natura. Esistono anche storie che narrano la nascita dell’uomo da una pianta, in un buco nel terreno o insieme al bestiame, ma questi miti sono legati a specifiche etnie, a gruppi particolari, non all’uomo in generale. Ogni cultura ha elaborato i propri e li ha legati alla sua storia.

Tutte le culture bantu credono in una vita dopo la morte legata alla memoria degli spiriti.

Più ci ricordiamo di loro, più a loro sarà concesso di vivere una vita ultraterrena, che rimane, però, limitata al tempo della memoria. I morti hanno anche il potere di comunicare con i vivi attraverso i sogni, i presagi o con l’aiuto di un veggente.

La figura del veggente è tenuta in alta considerazione anche come tramite per sistemare eventuali attriti tra i vivi e gli spiriti dei defunti, il cui regno si trova nel sottosuolo.

Le culture Bantu sono ricche di storie come qualunque altra tradizione e, spesso, queste storie hanno come protagonisti gli animali, non diversamente da quelle delle tradizioni occidentali.

È molto affascinante come la cultura e le tradizioni si siano sviluppate nei secoli per arrivare fino a noi. In Tanzania le numerose tribù, quasi tutte di origine Bantu, portano con loro le antiche usanze e le tradizioni che si sono tramandate all’interno dei gruppi per generazioni, mantenute vive attraverso i racconti, la parte che io amo di più.😊😊

La cultura Swahili